Racconto horror, che a Natale ci sta bene

Da più di un anno partecipo ad un gdr by forum su One Piece, cosa che tra l’altro consiglio a tutti perchè è divertente, scrivi un sacco, conosci un sacco di gente simpaticissima eccetera.. Ad ogni modo, quest’anno in occasione di Halloween è stato organizzato un contest per cui si doveva scrivere un racconto horror basato sul mondo di One Piece.

Io ho deciso di fare una rivisitazione horror della Storia dei tre fratelli di Beda il Bardo. Chi conosce Harry Potter sa di cosa parlo.

Non ho vinto il contest, non sono nemmeno arrivata al podio, la storia alla fine è molto meno horror di quel che credevo e questo mi ha fatto perdere punti, ma ho ricevuto tanti complimenti per la mia scrittura (a detta loro impeccabile) e per il modo originale in cui ho reinterpretato la storia. Questo mi ha reso felicissima e fiera di me stessa (cosa che succede di raro) e poco me ne frega se non ho vinto, i voti che ho ricevuto sono già una grande soddisfazione! Quindi ho deciso di riportarla anche qui, spero vi piaccia! Buona lettura!

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C’erano una volta tre fratelli che vagavano in una strada tortuosa e solitaria.

I tre fratelli erano molto legati, ma avevano scelto delle strade molto diverse nella loro vita.
Il più grande, John, era nientemeno che un luogotenente della marina.
Il secondo, Josh, era un temibile e sanguinario pirata.
Il più piccolo invece, Jarvis, era un solo un povero pescatore.

Forse penserete che sia strano che esistano veramente tre fratelli del genere. Ma non arrovellatevi troppo in questi dubbi. In fondo questa è solo una storia.

Ma torniamo alla nostra strada.
Lungo il percorso si imbatterono in un grande fiume. Un ponte di legno collegava una riva a l’altra, la corrente al di sotto di esso era talmente violenta che avrebbe potuto trascinare via qualsiasi cosa.
I tre, senza pensarci, cominciarono ad attraversare il ponte malridotto, così malridotto che si ruppe proprio mentre loro erano a metà strada.
Sarebbero sicuramente morti annegati se non ci fosse stato John che, essendo un marine ben addestrato, era esperto nelle tecniche rokushiki. Con un rapido movimento di gambe riuscì a fluttuare in aria trascinando con sé gli altri due fratelli, ormai inzuppati d’acqua.
Riuscirono ad arrivare fino a l’altra riva sani e salvi, pronti a continuare il loro viaggio.
Prima di poterlo fare, però, si ritrovarono la strada bloccata da una figura alta, vestita da un lungo mantello nero, con un cappuccio che le copriva completamente il volto. Una mano scheletrica faceva capolino da sotto il mantello, c’erano ancora dei brandelli di carne bruciata attaccati alle ossa delle dita, emanava un odore terribile, come di carne in putrefazione.
La morte era arrabbiata, ben tre anime le erano sfuggite, proprio sotto ai suoi occhi. Ma era anche astuta, quindi finse di congratularsi con loro.
Sotto lo sguardo spaventato dei tre fratelli la morte s’inchinò. Lo scricchiolio delle sue ossa marce risuonò sinistro in tutta la strada deserta.

Bravi disse loro Non mi era mai capitato che qualcuno sfuggisse alla mia presa. Meritate un premio. Chiedetemi quello che volete.

Dopo un attimo di esitazione, il primo fratello si fece avanti, e col suo solito tono pomposo e composto disse

Rivoglio la vita di colei che più amavo

Allora la morte si chinò, raccolse dalla riva del fiume un grosso sasso, lo trasformò in una moneta d’oro altrettanto grande, e glie la porse.

Ecco disse Lanciala tre volte. E la vita che hai perduto risorgerà dinanzi a te.

Si avvicinò poi anche il secondo fratello, spavaldo e arrogante.

Voglio l’arma più potente del mondo. Un arma che mi permetta di vincere ogni battaglia ed ogni duello.

Allora la morte andò da un albero lì vicino e ne staccò un lungo e robusto ramo, che poi trasformò in una spada lucente con un’ impugnatura di legno.

Tieni disse questa spada è in grado di tagliare e distruggere ogni cosa, anche la più robusta e la più grande. Ogni volta che la userai sarai invincibile.

Era il turno del terzo fratello, il più umile e saggio dei tre. Per tutto quel tempo se ne era stato in disparte, fissando dubbioso ciò che stava accadendo davanti ai suoi occhi.
La morte lo guardò e, facendo un cenno con quella mano incrostata, lo invitò ad avvicinarsi.

Io voglio qualcosa che ti impedisca di seguirmi una volta andato via di qui.

Allora la morte, con riluttanza, strappò un pezzo del suo mantello, e glie lo porse.

Ecco disse questo mantello ti renderà invisibile ai miei occhi.

A quel punto la morte scomparve e i tre fratelli poterono proseguire il loro cammino, prima di dividersi per andare in tre destinazioni diverse.

Il primo fratello tornò in accademia, disse a tutti i suoi sottoposti di non disturbarlo per nessun motivo al mondo, e si chiuse nel suo ampio ufficio.
Era ormai notte e lo spazio era illuminato solo da qualche candela, John se ne stava seduto fissando la grande moneta donatagli dalla morte, i riflessi dorati si riflettevano in tutte le pareti. Facendosi coraggio si alzò, il cuore gli batteva all’impazzata, era emozionato e, allo stesso tempo, nervoso. Lanciò tre volte la moneta, in pochi secondi che gli sembrarono interminabili, e attese.
Per un attimo aveva creduto che non avesse funzionato, e invece, proprio sotto i suoi occhi, comparve la figura della sua amata, morta prematuramente poco prima che si sposassero.
Sotto la luce delle candele, la ragazza era inginocchiata dando le spalle a John, un vestito leggero le copriva le esili spalle. John, in lacrime, si avvicinò, chiamandola.

Lou! Quasi urlò, felice più che mai Lou! Finalmente! Ora possiamo di nuovo stare insieme! Possiamo sposarci come avevamo programmato! Lou! Non sei felice?

Le posò una mano tremante sulla spalla. Fu allora che si accorse che qualcosa non andava. Un rantolo terribile si alzò dalla ragazza, un suono simile al ringhio di un cane affetto di rabbia. John si allontanò, spaventato.

…Lou…? Chiese C-cosa….c-cos’era quel…quel…

Le parole morirono in fondo alla sua gola. Lou si stava alzando, continuando ad emettere quel rantolio sommesso, il vestito era insanguinato e stracciato nella parte della gonna che faceva vedere le sue gambe, una volta lunghe e floride, ora scheletriche e ammuffite. Lentamente, quella che, un giorno, era stata l’amata di John si voltò.
Rimase sconvolto alla vista di quello spettacolo terribile.
Il volto di Lou era irriconoscibile. Aveva un lungo squarcio che lo attraversava diagonalmente, l’occhio destro era un grumo incomposto, la guancia sinistra era a brandelli, lasciava intravedere la dentatura, o, almeno, quel che ne restava, tutti i denti erano spaccati, tranne uno che, ancora attaccato a un filo di radice, dondolava avanti e indietro come un ragnetto con un filo di ragnatela.
Chinò la testa da un lato, quasi come una bambina incuriosita, all’altezza della tempia aveva un grosso buco, all’interno brulicavano quelli che sembravano dei piccoli vermi, alcuni scivolavano sui capelli, ormai diventati un miscuglio di sangue e sporcizia.
Protese le braccia verso John, come a volerlo abbracciare, le dita della mano sinistra sembravano rotte, il mignolo era completamente disarcionato dalla sua articolazione, le altre dita formavano angoli strani e inquietanti.
John, che continuava a ripetere il nome di Lou come in preghiera, era pietrificato. Non riuscì a muoversi nemmeno quando lei cominciò a dirigersi verso di lui, zoppicando. Restò fermo perfino quando le mani di lei gli toccarono il viso. Poteva quasi sembrare che gli stesse facendo una carezza, peccato per le unghie affilate che sprofondarono nella carne.
Fu a quel punto che John cominciò a reagire, urlò e cercò di difendersi da quell’essere che aveva evocato. Ma ormai era troppo tardi.
Lou infilò la mano nella bocca urlante di John, graffiando la lingua e il palato, e gli staccò la mascella con un colpo secco. Ormai mutilato, John non riuscì a fare nient’altro, le sue braccia continuavano a muoversi debolmente nel vano tentativo di allontanare Lou, che, per tutta risposta, cominciò a mangiarsele staccando grossi pezzi di carne alla volta.
Quando altri marine accorsero nell’ufficio, preoccupati per le urla, john se n’era già andato. Lou banchettava con quel che restava del suo corpo, la bocca che le grondava sangue, sotto gli occhi inorriditi dei nuovi spettatori.

E fu così che la morte portò via il primo fratello.

Il secondo fratello si recò all’isola di Dawn.
Per la strada aveva avuto la possibilità di collaudare la nuova e splendente spada.
Un gruppo di marine che era sulle sue tracce da parecchio tempo, era finalmente riuscito a raggiungerlo e lui, senza troppa fatica e senza farsi nemmeno un graffio, riuscì ad ucciderli tutti.
Soddisfatto come non mai pensò di festeggiare per la sua nuova potenza. Ora nessuno avrebbe più potuto ostacolarlo, in poco tempo sarebbe diventato il più grande pirata di tutti i tempi, Josh l’invincibile! Pensava orgoglioso mentre tracannava boccali di birra in una locanda cittadina, forse troppi boccali, infatti dopo un po’ cominciò a buttare all’aria la prudenza.
Si alzò in piedi, salì su una sedia e sguainò la spada.

Io sarò il re dei pirati!!! Urlò, barcollando La morte stessa mi ha creato questa spada! Taglia qualunque cosa e sconfigge qualunque avversario! 

Per dimostrazione scese dalla sedia e, con un solo fendente, tagliò di netto il robusto tavolo di legno accanto a lui.

Visto? Gridò, mentre il proprietario, furioso, lo intimava ad uscire Che vi avevo detto? 

Dopo essere stato sbattuto fuori decise di andare alla ricerca di un’altra locanda in cui passare la notte.
Si avviò cantando e facendo oscillare la spada di qua e di là, come fosse un giocattolo. Erano circa le tre di notte quando decise di fermarsi a riposare in un piccolo parco appartato, appena fuori dal centro abitato, si sdraiò su una panchina stringendo stretta la sua nuova arma. Non aveva intenzione di addormentarsi, ma la stanchezza unita all’alcool non giocarono certo a suo favore, tre secondi dopo essersi sdraiato si addormentò profondamente.

Non sapeva quanto avesse dormito, forse un ora? Dieci minuti?
A svegliarlo fu una risata. Uno dei clienti che avevano ascoltato con stupore la sua storia aveva deciso di seguirlo, ubriaco anch’esso, nascondendosi nell’ombra, e stava vicino a lui, ridendo di cuore, con la sua spada in mano.
Josh cercò di alzarsi, ma fu impossibile. L’uomo gli aveva legato mani e piedi.

Come ho fatto a non accorgermene?

Pensò stupidamente, prima di guardare in faccia l’uomo che l’aveva imprigionato.

Che cosa…che cosa vuoi? Che fai? Quella è mia!

Disse, strascicando le parole. Si sentiva ancora terribilmente ubriaco, e fissava intontito la sua spada.
L’uomo rise ancora di più, divertito dalla faccia di Josh.

E così dici che questa spada è invincibile eh? Disse, una volta che si fu ripreso, avvicinandosi ancora di più al volto di Josh, che rischiò quasi di svenire per la puzza di alcool che gli aveva alitato in faccia Sai….se così fosse devi essere stato veramente mooooooolto stupido ad andarlo a dire in giro.

A quel punto si alzò, sempre ridacchiando, e si mise a esaminare da vicino la lunga spada.

Sai…..mi hai incuriosito. Dici che può tagliare di tutto eh? Vediamo se è vero… 

Senza preavviso alzò la spada e colpì con violenza le gambe di John che vennero tagliate di netto insieme a parte della panchina.
Josh cominciò ad urlare, l’uomo, invece, si piegava in due dalle risate, coperto dagli schizzi di sangue di Josh.

Ehi! Ma allora è vero! Disse sempre più divertito Vediamo….cos’altro ti posso tagliare ora?

A quel punto l’uomo continuò a collaudare la spada sul corpo sofferente di Josh, che non poteva fare altro che urlare e chiedere pietà. Cominciò amputandogli le mani, poi un braccio, quel che restava delle gambe, la spalla…alla fine di Josh non rimaneva che un macabro puzzle, impossibile da ricomporre.

E fu così che la morte si portò via il secondo fratello.

Arriviamo ora a Jarvis.
Lui tornò a casa sano e salvo, la morte lo cercò per anni senza mai trovarlo. Lavorò e si fece una famiglia, visse felice fino ai 90 anni, quando si tolse il mantello per donarlo al figlio, saggio e umile come lui.
Fu allora che incontrò di nuovo la morte.

Mi sei sfuggito per tutti questi anni. Disse stupita e ammirata allo stesso tempo Nessun uomo c’era mai riuscito.

Come successe al loro primo incontro, la morte si inchinò

Tu sei il vero signore della morte. Tu mi hai battuto. Lascio nelle tue mani il mio destino. 

Si spogliò del suo mantello e lo porse a Jarvis, per poi scomparire.
Nel momento in cui le sue mani toccarono il liscio tessuto, il suo corpo cambiò. La carne scomparì, lasciando solo ossa ammuffite e putrefatte.
Per un attimo si guardò le dita scheletriche, per niente spaventato, poi s’infilò il mantello e si coprì il volto con il cappuccio.
Era l’era di una nuova morte. Almeno fino a quando un altro uomo non l’avrebbe di nuovo sconfitta.

The End

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