The Dome

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Oggi mi sono imbattuta in un episodio di Under the dome, episodio che mi ha fatto rivoltare le viscere come mi succede sempre quando vedo una trasposizione assurda di qualcosa che ho letto, ma soprattutto mi ha fatto ripensare a The dome, ovvero, mi pare ovvio, il libro da cui è stato tratto.

Sono sempre stata stupita di quanto questo libro sia stato sottovalutato o disprezzato, molti dicono che sia la peggior opera di Stephen King, altri l’hanno addirittura abbandonato a metà, io me lo sono letto due volte (trova l’intruso).

Mettiamo le cose in chiaro, non credo che sia il miglior libro di King, non è neanche tra i primi cinque, ma è bello, e sicuramente è il più interessante a livello di personaggi e interazione sociale. Sembra quasi un esperimento, magari King si è chiesto “Cosa succederebbe se imprigionassi un intera cittadina, abbastanza unita all’apparenza, in una cupola trasparente?” e poi ha provato ad immaginarselo, estremizzando magari alcuni particolari.
È un libro interessante perché non si sofferma più di tanto sul fattore paranormale (se non sul finale, che tra l’altro è la parte più scialba), ma soprattutto sul comportamento e le reazioni di ogni singolo personaggio.
E i personaggi sono tanti!

Quindi abbiamo il sindaco, Big Jim, che approfitta della situazione per fare i suoi porci comodi corrompendo la polizia. Abbiamo i delinquenti di turno che come al solito in una situazione tragica, in cui le forze dell’ordine sono impegnate con altro, diventano ancora più delinquenti, in questo caso violentando una ragazza che abita in una roulotte insieme al suo bambino. Abbiamo il malato di mente che già era pazzo prima e dopo la cupola non può che peggiorare. Infine abbiamo i classici buoni della storia, in primis Barbie e Julia, i tre ragazzini, la moglie dello sceriffo e così via, che saranno gli unici a cercare di mantenere una parvenza di civiltà e soprattutto a cercare di liberarsi da quel casino.

Insomma in sintesi abbiamo tutti elementi che potrebbero tranquillamente esserci nella vita reale in una situazione del genere, è brutto dirlo, ma è così. Ed è proprio questo che mi piace di questo libro, il fatto che è reale, in modo estremizzato forse, ma comunque reale.

Io adoro i libri di King in cui l’elemento sovrannaturale non la fa da padrone o è assente, non a caso per me il suo libro più bello è Misery, subito seguito dal Gioco di Gerald, due libri in cui il sovrannaturale è completamente assente. C’è solo la dura e cruda realtà.

Tutta questa solfa per consigliarvi di non abbandonare questo libro o comunque di dargli un altra chance, escludendo il finale che, lo ammetto, non mi è piaciuto per niente, è davvero un ottimo libro ed è un peccato che sia così sottovalutato.
Poi oh, de gustibus, se non vi piace pazienza!

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