In terra straniera perdi un po’ la tua identità

Ringrazio con tutto il cuore Gintoki per il titolo, come sempre geniale!

Non credo di avervi mai raccontato della sfiga che io e il mio ragazzo abbiamo con i viaggi, cioè, non proprio tutti ma quelli che comprendono un aereo.
Per me in realtà ce ne sono stati solo due (sob) ma diciamo che la fine di entrambi è stata decisamente intensa.

A 18 andai in vacanza in Croazia, a Dubrovnik per la precisione. Era la mia prima vacanza senza i miei genitori, la prima con il mio ragazzo e i miei amici, la prima in terra straniera, e ovviamente la prima volta che prendevo un aereo.
Il viaggio in sé non andò male, a parte la paura dell’aereo – lenita un po’ dalla mano del mio ragazzo che tenni stretta per tutto il viaggio così tanto che all’atterraggio lui credette di essersela rotta – e la febbre del primo giorno, forse dovuta all’aria condizionata dell’aereo unita alla notte in bianco.
La vacanza, di una settimana se non ricordo male, andò abbastanza bene, tra spiagge-mare-isole-sole-altre spiagge-altro mare-sole-ustioni…insomma non era in realtà la mia vacanza ideale ma mi sono divertita.
L’ultima sera andammo a cena in un ristorante di pesce sul porto, tornammo a casa presto perché il giorno dopo avremmo preso il taxi alle 6 per andare in aeroporto e in più io stavo malissimo, perché è sempre bello passare l’ultima giornata di vacanza rotolandosi sul letto per il dolore!

Ci svegliammo il giorno dopo con una sorpresa: il mio portafoglio, quindi ovviamente tutti i miei documenti, non c’erano più! E lì cominciò la tragedia!

Dovete sapere che io ho un grande difetto, quando succedono cose del genere mi innervosisco ed entro nel panico, fino a che non comincio a piangere ed è veramente difficile farmi smettere.
Non è che mi metto a fare scenate eh, è un pianto silenzioso ma intenso!
Quel giorno credo di aver rischiato la disidratazione.

Cercai dappertutto il portafoglio, i miei amici andarono a vedere addirittura al ristorante della sera prima, ma fu inutile.
Quindi andammo comunque in aeroporto per vedere cosa avremmo dovuto fare, e ovviamente comprammo altri due biglietti aerei (gli altri partirono e il mio ragazzo rimase con me)…per tre giorni dopo!
Per fortuna la signora della biglietteria ci fece addirittura uno sconto, probabilmente impietosita da quella povera fontana umana che ero io, ma eravamo comunque rimasti con pochi soldi, troppo pochi per altri tre giorni.

I nostri amici fecero una colletta per garantire la nostra sopravvivenza, e proprio li ci fu una scena degna di ogni film drammatico che si rispetti!
Contagiati dalla mia disperazione, tutti, e dico TUTTI, e per tutti intendo 6 persone, uomini e donne, cominciarono a piangere. Quindi ci fu un saluto talmente lacrimevole che sembrava ci stessimo dicendo addio per sempre!

Poi io e il mio ragazzo andammo alla sede dell’ambasciata italiana, l’ambasciatore stava partendo in vacanza, grazie al cielo riuscimmo a chiamarlo e lui arrivò in nostro aiuto, e nel frattempo feci delle fototessere, che ho ancora, in cui sembro una carcerata.
Me lo ricordo ancora, il signor Bongi, un uomo enorme, rotondissimo e con il viso da bambino. Arrivò in camicia hawaiana e infradito e mi fece tutti i documenti per tornare a casa.
In tutto ciò si erano fatte tipo le 11…e io non avevo smesso di piangere come una cretina! È incredibile il quantitativo di liquidi che ho perso quel giorno…

Insomma alla fine andò tutto bene, tornammo a casa tre giorni dopo, tre giorni, tra l’altro, di svacco totale, e ridemmo come matti di tutta la questione.

L’anno dopo, io e il mio ragazzo andammo a Londra, e quella sì che fu una vacanza bellissima!

Come avrete capito non sono il tipo da vacanze al mare, due o tre giorni mi va bene ma poi basta! Sono il tipo che in vacanza vuole fare il classico tour de force, quindi girare per la città, visitare musei, gallerie d’arte, chiese, palazzi, monumenti…insomma sono il tipo di persona con cui la gente odia andare in vacanza…

In ogni caso, andò benissimo! Ho amato Londra con tutta me stessa e non vedo l’ora di tornarci, visto che mi sono lasciata sfuggire molte cose…cioè…non sono andata a King’s Cross…no…per dire…

Insomma, per il viaggio di ritorno dovemmo partire a notte fonda, prendere un autobus ed aspettare un ora per prendere il treno. Nell’attesa mangiammo il miglior panino londinese! Non scherzo, il mio ragazzò andò in questo bar per prendere qualcosa da mangiare e c’erano questi panini con un cartello con su scritto “I MIGLIORI PANINI DI LONDRA” e che fai, non li prendi? Erano semplicemente due fette di pane con del bacon in mezzo, ma erano effettivamente talmente buoni che sono abbastanza sicura che nell’impasto del pane ci fosse un qualche tipo di droga…

Comunque, arrivammo in aereoporto, controllando tipo ogni dieci secondi di avere tutti i documenti. Passammo tutti i controlli, dovevamo solo imbarcarci, quindi tirammo un sospiro di sollievo. Io mostrai, tutta bella pimpante, la mia carta di identità alla signorina che controllava i documenti prima dell’imbarco…il mio ragazzo…però…non ritrovava più la sua…

Attimi di panico intenso! La signorina non accettava la patente come documento e il mio ragazzo non riusciva a capire come potesse essere sparita la sua carta di identità nel giro di dieci minuti.
Insomma, andò a finire che io salii in aereo, in lacrime ovviamente, senza di lui.
In Croazia lui era rimasto con me perché non sapevo una parola di inglese ed ero appena maggiorenne (e insomma se fosse tornato senza di me i miei lo avrebbero rimandato indietro a calci) ma quella volta non aveva senso pagare due biglietti in più, quindi io me ne andai a malincuore.

Ricordo che quando salii sull’aereo mi guardarono tutti, e nello sguardo di tutti io ci leggevo “povera ragazza, chissà cosa le è successo”. L’aereo non era pienissimo quindi mi sedetti accanto a due posti vuoti…la tristezza più assoluta insomma…
La mia paura di volare non aiutò affatto perché non avevo nessuno accanto a cui stritolare la mano, quindi la mia disperazione (assolutamente insensata, lo so) aumentava.
Comunque alla fine quel viaggio filò liscio, riuscii anche ad andare in bagno e vi posso dire che andare in bagno in aereo è un’esperienza mistica, ma sempre migliore dell’andare in bagno in treno.
Ovviamente, che ve lo dico a fare, all’atterraggio ancora piangevo e gli stuart (stuart?…) mi sorridevano comprensivi, come a dire “fatti forza!”.

In tutto ciò, appena 10 minuti dopo la mia partenza, il mio ragazzo vagava disperato per l’aeroporto scrutando i pavimenti per cercare la sua carta d’identità. Fu anche fermato da un poliziotto che, dopo aver capito la situazione, lo perquisì nel caso avesse la carta addosso da qualche parte. Niente.
Rassegnato si preparò per comprare altri biglietti, chiamare casa, trovare di nuovo un’ambasciata…si tolse la felpa, se la legò in vita e TAC sentì qualcosa cadere…guardò in giù, ma in cuor suo sapeva già cos’era…la sua carta d’identità!

Ma non è finita qui! La sera stessa salì su un altro aereo e tornò a casa, la mattina dopo aprì la valigia e ci trovò un cuscino rosa di cui non ricordava l’acquisto. Per fortuna riuscì a contattare in fretta il proprietario, che ovviamente aveva la sua, e si incontrarono a metà strada tra Roma e Assisi per fare lo scambio.

Ancora oggi nessuno riesce a trovare delle spiegazioni per questa incredibile quantità di sfighe, e soprattutto per il mistero della carta d’identità.

Io e il mio ragazzo d’altro canto continuiamo a sostenere, senza ombra di dubbio, che sia tutta opera dei folletti!

I folletti sono malvagi!

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15 risposte a In terra straniera perdi un po’ la tua identità

  1. Orso Chiacchierone ha detto:

    Anche io sono un tipo da tour de force e a Londra io mio albergo… era a due passi da King’s Cross! 😛
    Fortunatamente non ho mai avuto problemi con gli imbarchi ma qualche volo un po’ pauroso sì!

  2. Gintoki ha detto:

    Mi hai fatto venire una stretta al cuore col racconto di te piangente che parti da sola. Sto bevendo una cioccolata calda, te la offrirei attraverso lo schermo.

    Comunque questa vicenda mi fa pensare che “In terra straniera perdi un po’ la tua identità”.

  3. Pakap ha detto:

    Wow, tutto questo è incredibile! Fossi in te non supererei più il confine italiano, perché di questo passo prima o poi ti lasciano fuori dal paese! Ahah!
    Scherzi a parte, mi spiace molto. Sembrano due esperienze molto brutte da vivere, ma almeno è finito tutto bene (più o meno).

    • crostina ha detto:

      Si decisamente non è stato bello, anche se la mia reazione è stata sempre esagerata! Ormai ci ridiamo, ma non abbiamo ancora provato a fare un altro viaggio all’estero…

      • Pakap ha detto:

        Tanto prima o poi dovrai farlo! Speriamo che la terza sia la volta buona…

      • crostina ha detto:

        Prima o poi VOGLIO farlo! Devo tornare a Londra, andare in Svezia, in Giappone….(tutto ciò quando avrò soldi, spero presto)… Però mi terrò la carta d’identità incollata alla fronte!

  4. Ahahah è la storia più assurda che abbia mai sentito! Sia la prima che la seconda! xD Madonna santa. E ti giuro che mi è venuta l’ansia, perché come te anch’io ho una fifa boia dell’aereo, ma ci salgo comunque quando devo. Andare in bagno in volo era la mia missione nell’ultimo viaggio fatto. Ovviamente mi sono tenuto la cintura addosso e non mi sono mai mai mai alzato.

  5. Safranina ha detto:

    Tenere a mente:
    – regalarsi un porta documenti da collo XD

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